Via Prenestina allagata: come l’IA predittiva avrebbe evitato il caos a Roma Est
Domenica 2 febbraio 2026, ore 7 del mattino. Ti svegli nel tuo appartamento a Roma Est, apri il rubinetto per farti un caffè e… niente. Nada. Zero. Il rubinetto tossisce, sputa aria, e ti guarda con aria di sfida. Pensi: “Vabbè, sarà un problema del palazzo.” Invece no. È un problema di mezzo quadrante. Perché a Via Prenestina 916, una conduttura ha deciso che ne aveva abbastanza di questa vita e si è aperta come una fontana di Trevi improvvisata, scaricando oltre 50.000 litri d’acqua sulla strada.
Io lo so bene, perché abito proprio in questo municipio. E quella mattina, come migliaia di altri romani, ho scoperto sulla mia pelle cosa significa quando l’infrastruttura idrica di una capitale europea decide di andare in pensione anticipata senza preavviso.
Cosa è successo esattamente
Facciamo ordine. La rottura della conduttura a Via Prenestina 916 ha provocato un allagamento che si è esteso da Via Emilio Longoni fino a Viale Giorgio De Chirico. Stiamo parlando di strade trasformate in fiumi, macchine bloccate, gente che guadava con le buste della spesa sopra la testa come in un film catastrofico girato con due lire.
I Municipi V e VI sono rimasti senz’acqua. Le scuole hanno chiuso. Il traffico — già non esattamente una passeggiata da quelle parti — è stato deviato su percorsi alternativi, causando ingorghi che hanno paralizzato tutta Roma Est. Tor Pignattara, Tor Tre Teste, Villa Gordiani, Colle Prenestino, Prato Fiorito: tutti a secco.
Acea ha mandato 5 squadre di riparazione e ha schierato autobotti per distribuire acqua ai cittadini. Perché niente dice “capitale europea nel 2026” come fare la fila con i secchi dietro a un camion cisterna. Una scena che mi ha ricordato i racconti di mia nonna, non esattamente il futuro che ci avevano promesso.
Perché continua a succedere (spoiler: lo sappiamo già)
Ora, la domanda che tutti si fanno dopo queste emergenze è sempre la stessa: “Ma com’è possibile?” E la risposta è sempre la stessa, ogni singola volta: le tubature di Roma sono vecchie. Vecchissime. Alcune risalgono agli anni ’50 e ’60, qualcuna è ancora più anziana. Stiamo parlando di infrastrutture progettate quando in Italia si andava ancora in Vespa senza casco e la televisione era in bianco e nero.
Il problema strutturale è semplice: a Roma si fa manutenzione reattiva. Cioè, si aspetta che qualcosa si rompa, e poi si interviene. È come andare dal meccanico solo dopo che il motore ha preso fuoco. Funziona? Tecnicamente sì, nel senso che alla fine ripari. Ma nel frattempo hai allagato mezzo quartiere, lasciato 50.000 persone senza acqua e speso un patrimonio in emergenza.
Secondo i dati ISTAT, Roma perde circa il 28% dell’acqua immessa nella rete per dispersione. Quasi un terzo. Buttato via. In una città che d’estate raziona l’acqua. Vi sembra normale? A me no.
L’IA predittiva: la soluzione che esiste già (ma che noi ignoriamo)
E qui arriviamo al punto. Perché la tecnologia per evitare quello che è successo il 2 febbraio esiste già. Non è fantascienza, non è roba da laboratorio. È in funzione adesso, in città vere, con risultati veri. Si chiama manutenzione predittiva basata sull’intelligenza artificiale, e funziona dannatamente bene.
Come funziona (spiegato semplice)
Il concetto è questo: installi sensori lungo la rete idrica — nelle tubature, nei nodi principali, negli snodi critici. Questi sensori misurano in continuazione pressione dell’acqua, vibrazioni, temperatura, portata del flusso, livelli di corrosione. Generano una quantità enorme di dati che un essere umano non potrebbe mai analizzare in tempo reale.
Ed è qui che entra l’IA. Algoritmi di machine learning prendono tutti questi dati e li incrociano con informazioni storiche: età della tubatura, materiale, storico delle rotture precedenti in quella zona, condizioni meteo, composizione del terreno. Il risultato? L’IA riesce a identificare le anomalie — micro-perdite, variazioni di pressione sospette, segni di corrosione avanzata — settimane prima che la tubatura ceda.
Settimane. Non ore, non minuti. Settimane. Abbastanza tempo per mandare una squadra, fare una riparazione programmata, e nessuno si accorge di niente. Niente allagamenti, niente scuole chiuse, niente autobotti. Solo un intervento di routine che costa una frazione dell’emergenza.
Il gemello digitale: la rete idrica nel computer
C’è un’altra tecnologia che va di pari passo con i sensori: il digital twin, il gemello digitale. In pratica, si crea una replica virtuale completa della rete idrica. Ogni tubo, ogni valvola, ogni raccordo — tutto mappato in un modello digitale che si aggiorna in tempo reale grazie ai dati dei sensori.
Con un gemello digitale, puoi simulare scenari. “Cosa succede se questa tubatura cede?” “Se chiudiamo questo tratto per manutenzione, come redistribuiamo il flusso?” “Quali sono i 50 punti più a rischio della rete in questo momento?” L’IA elabora tutto e ti dà risposte precise. È come avere una mappa del tesoro, solo che il tesoro è sapere dove la prossima tubatura sta per esplodere.
Chi lo sta già facendo (e funziona)
Non sto parlando di teoria. Ci sono città nel mondo che hanno già implementato questi sistemi e i risultati parlano da soli.
Singapore ha una delle reti idriche più intelligenti del pianeta. Sensori ovunque, monitoraggio in tempo reale 24/7, IA che analizza i dati e prevede i guasti. La loro percentuale di dispersione idrica? Sotto il 5%. Noi siamo al 28%.
Copenhagen usa un sistema di gestione intelligente dell’acqua che ha ridotto le perdite del 30% in pochi anni. Ogni anomalia viene segnalata in tempo reale, e le squadre di manutenzione intervengono prima che il problema diventi emergenza.
Tel Aviv ha implementato un sistema di IA che monitora l’intera rete idrica della città. Risultato: hanno praticamente eliminato le rotture improvvise nelle aree coperte dal sistema. Le riparazioni vengono fatte in modo programmato, di notte, senza che nessun cittadino resti senza acqua.
Queste non sono città del futuro. Sono città del presente. E Roma, che tra l’altro ha inventato gli acquedotti duemila anni fa, sta ancora lì ad aspettare che le tubature scoppino per intervenire.
Roma potrebbe farlo: ecco cosa servirebbe
Ok, lo so cosa state pensando. “Sì vabbè, Roma mica è Singapore.” Ed è vero, le sfide sono diverse. La rete idrica di Roma è enorme, stratificata su secoli di storia, con tratti che passano sopra rovine archeologiche. Non è esattamente un foglio bianco.
Ma nessuno dice che bisogna fare tutto in una notte. Si parte dalle zone critiche — e Via Prenestina con i Municipi V e VI sarebbero un candidato perfetto, no? Si installano sensori nei tratti più vecchi e a rischio. Si costruisce gradualmente il gemello digitale. Si inizia a raccogliere dati e ad addestrare i modelli di IA.
I costi? Parliamone. Un intervento di emergenza come quello del 2 febbraio — tra squadre di riparazione, autobotti, danni alle strade, danni ai privati, mancato servizio — costa centinaia di migliaia di euro. Moltiplicatelo per le decine di rotture che avvengono ogni anno a Roma. Adesso confrontatelo con il costo di un sistema di sensori e IA: l’investimento si ripaga in pochissimi anni. E nel frattempo risparmi acqua, riduci i disservizi, e smetti di fare figure barbine davanti al mondo.
Parliamo di numeri concreti: la manutenzione preventiva con IA costa mediamente il 25-30% in meno della manutenzione reattiva a regime. E soprattutto elimina i costi indiretti: le attività commerciali che chiudono per un giorno, i danni alle proprietà, il tempo perso dai cittadini nel traffico deviato. Costi che nessuno calcola mai ma che pesano eccome.
Il mio punto di vista
Io lavoro con l’intelligenza artificiale ogni giorno. La studio, la applico, ne parlo. E ogni volta che vedo un disastro come quello di Via Prenestina, mi viene una rabbia sorda. Perché non è sfortuna. Non è fatalità. È una scelta. La scelta di non investire in prevenzione, di non usare tecnologie che esistono già, di continuare a gestire una metropoli con la mentalità del “ripariamo quando si rompe”.
Il 2 febbraio 2026, nel mio municipio, migliaia di famiglie sono rimaste senza acqua, i bambini non sono andati a scuola, le strade si sono allagate. Cinquantamila litri d’acqua persi in una città che d’estate non ne ha abbastanza. E tutto questo poteva essere evitato. Non con la magia, non con tecnologie segrete. Con sensori, dati e un po’ di intelligenza artificiale.
Roma ha inventato gli acquedotti. Ha portato l’acqua corrente nel mondo quando il resto d’Europa si lavava nei fiumi. Sarebbe bello se la stessa città avesse il coraggio di fare un passo avanti e gestire la propria rete idrica con gli strumenti del 2026, non con quelli del 1960.
Perché l’IA predittiva non è il futuro. È il presente. E noi siamo già in ritardo.
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