IA per Lutto e Cordoglio

Uso di chatbot per gestire il lutto, fino a casi estremi: ricreare digitalmente persone defunte ("griefbot"). Tecnologia che tocca corde delicatissime, etica al limite.

L'IA per il lutto ha due facce molto diverse:

  1. Supporto al cordoglio: chatbot di accompagnamento per chi ha perso una persona cara. Esercizi di scrittura, journaling guidato, riformulazione del dolore. App come Mindful Grief, alcune feature di Wysa.
  2. Griefbot / Deadbot: ricostruire digitalmente la persona defunta, allenando un modello su sue chat, lettere, voce. Project December, HereAfter AI, Replika personalizzata.

Il primo caso è una forma di AI therapy applicata al lutto. Utilità modesta ma reale.

Il secondo è un campo minato etico. Casi documentati:

  • Joshua Barbeau (2021) ha "parlato" per mesi con una versione GPT-3 della fidanzata morta. L'esperienza ha sbloccato il lutto, ma anche causato un attaccamento ulteriore.
  • In Cina servizi commerciali di "ricostruzione del defunto" sono già un mercato, con costi tra 100 e 1000 dollari.

Problemi seri: blocco del processo di elaborazione del lutto (che richiede separazione), consenso del defunto (non c'è), manipolazione di chi è in stato di vulnerabilità estrema, possibilità che il bot dica cose che la persona vera non avrebbe mai detto.

Il Cambridge Leverhulme Centre ha pubblicato linee guida etiche nel 2024. In Italia il Garante Privacy non si è ancora espresso direttamente, ma la base normativa GDPR (dati di defunti, dati di familiari sopravvissuti) impone cautele forti.