
Fermate tutto, perché abbiamo una notizia che ha del clamoroso. Una scoperta che riscrive le basi della sociologia moderna. Sedetevi, perché potreste non essere pronti. Rullo di tamburi…
I bambini usano internet! E a volte, addirittura, si fingono adulti per accedere a contenuti non adatti a loro!
Lo so, è sconvolgente. Una rivelazione talmente potente che ha scosso dalle fondamenta i palazzi di Bruxelles e le sedi di YouTube, che dopo un sonno profondo durato circa trent’anni, si sono svegliati tutti sudati e hanno deciso di “fare qualcosa”. Ed ecco che arrivano le soluzioni eroiche: un’app europea per la verifica dell’età e un’IA di YouTube per scovare i minori. Applausi. Peccato che tutto questo teatro non sia solo ridicolo, ma nasconda una realtà molto più inquietante.
Trent’anni di Far West e un Brusco Risveglio nel Saloon in Fiamme
Prima di analizzare le loro “geniali” soluzioni, facciamo un passo indietro. Per tre decenni, internet è stato il più grande parco giochi non sorvegliato della storia. Abbiamo lasciato che i “nostri figli” si avventurassero in un Far West digitale pieno di predatori, truffatori, contenuti violenti e pornografia accessibile con due clic.
E le istituzioni? E le grandi aziende tecnologiche? Dormivano. O meglio, contavano i soldi. Erano troppo impegnati a costruire imperi basati sull’engagement a tutti i costi per preoccuparsi del fatto che una fetta enorme di quell’engagement proveniva da minorenni lasciati a sé stessi. E ora, nel 2025, si svegliano, vedono il saloon in fiamme, i tavoli rotti e i bambini che bevono superalcolici, e dicono: “Oh mio Dio! Dobbiamo assolutamente regolare l’orario di apertura!”. Non è un intervento, è una barzelletta.
Il Problema Più Complesso del Mondo: Riconoscere un Bambino (Secondo Loro)
E qui arriviamo al cuore della commedia. Per risolvere questo problema epocale, servono task force, vertici europei, ingegneri di Google, intelligenze artificiali addestrate su miliardi di dati. Perché, a quanto pare, riconoscere un bambino è diventato difficilissimo. E dimostrare di avere 18 anni? Un’impresa titanica. Io, nella mia ingenuità, pensavo che per riconoscere un bambino bastasse, che so, guardare la sua faccia in un video, sentire la sua voce acuta, o leggere i suoi commenti scritti con un’ortografia creativa.
Invece no. Servono soluzioni iper-tecnologiche. Questa narrazione della “complessità” è una farsa. Serve solo a giustificare soluzioni altrettanto complesse che, guarda caso, hanno dei “benefici” collaterali molto interessanti per chi le propone.
La App Europea: Proteggere i Bambini o Schedare 500 Milioni di Cittadini?
Analizziamo la proposta europea. Un’app per la verifica dell’età. Sembra una buona idea. Ma come funzionerà? Dovremo caricare i nostri documenti? Fornire dati biometrici? Creare un’identità digitale certificata dallo Stato per poter navigare? Ecco la vera partita. Usando la causa sacrosanta della protezione dei minori come un cavallo di Troia, si sta spingendo per un sistema di identità digitale centralizzato e controllato. Un “patentino per internet“.
Inizierà con i siti per adulti, poi si estenderà ai social media, poi ai forum, poi a tutto il resto. Non è una misura di protezione, è un’infrastruttura di controllo di massa venduta come uno strumento per la sicurezza dei bambini.
YouTube, il Pompiere Piromane che si Vanta del suo Nuovo Estintore
E YouTube? Loro, che per anni hanno costruito un impero anche grazie a contenuti creati da e per bambini, spesso in una zona grigia di sfruttamento e di esposizione mediatica, ora si presentano come i salvatori. La loro IA “riconoscerà” i bambini. Magnifico.
La stessa azienda il cui algoritmo ha promosso per anni contenuti spazzatura e pericolosi pur di massimizzare le visualizzazioni, ora ci chiede di fidarci di un’altra sua creatura algoritmica.
Certo che internet ha bisogno di regole, e certo che i bambini vanno protetti. Questo è ovvio. Ma la soluzione non può essere l’ipocrisia di chi ha creato il problema. Non può essere un’infrastruttura di controllo che sacrifica la privacy di tutti in nome di una sicurezza fittizia. La vera regolamentazione dovrebbe colpire i modelli di business di queste piattaforme, non schedare gli utenti. Ma quella, purtroppo, è una battaglia molto più difficile da combattere. Molto più facile lanciare un’app.
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