
Fermate le rotative! Dalla Casa Bianca, direttamente dallo “zar” dell’intelligenza artificiale David Sacks, arriva una rivelazione che cambierà per sempre la nostra comprensione del mondo. Tenetevi forte.
Ha collegato l’IA alla crisi della salute mentale e a una “psicosi da tech”. Incredibile! Chi l’avrebbe mai detto? È una notizia talmente sconvolgente, talmente inaspettata, che ho dovuto sedermi un attimo.
Aspettate, mi state dicendo che gli algoritmi dei social media, progettati per ficcarci in gola disinformazione e tenerci incollati allo schermo in un loop di dopamina, potrebbero non essere esattamente un toccasana per il nostro equilibrio mentale?
È una scoperta che rivaleggia con l’invenzione della ruota o con la nozione che il fuoco scotta. Ora, superato lo shock per questa epifania che arriva con solo dieci anni di ritardo, possiamo analizzare questa farsa per quello che è.
Capitan Ovvio e la Grande Fiera dell’Ovvietà
Analizziamo il contenuto di questa “allerta”. Lo zar ci informa che la disinformazione e l’isolamento digitale, amplificati dagli algoritmi, sono un problema. Grazie, David. Grazie infinite.
C’erano solo migliaia di studi scientifici, sociologi, psicologi, genitori, insegnanti e praticamente chiunque abbia usato internet negli ultimi dieci anni che lo urlavano ai quattro venti. Ma evidentemente, finché la notizia non arriva dall’ufficio di un pezzo grosso, non è una notizia vera.
È un classico intramontabile: l’establishment che si accorge di un incendio quando le fiamme stanno già lambendo le tende del suo ufficio e, invece di chiamare i pompieri, indice una conferenza stampa per annunciare la “scoperta del fumo”. Questo non è un avvertimento. È un insulto alla nostra intelligenza collettiva. È la certificazione ufficiale che chi dovrebbe guidarci vive su un altro pianeta.
Oste, com’è il Vino? La Colossale Ipocrisia di Chi Controlla e Critica
E qui arriviamo al cuore della commedia. Chi è la persona che ci sta mettendo in guardia? Un critico indipendente? Un accademico ribelle? No. È lo “zar” dell’IA della Casa Bianca. È l’oste. È uno degli architetti del sistema, uno di quelli il cui compito è gestire e promuovere l’adozione di questa tecnologia a livello nazionale.
La sua “critica” è l’equivalente del casinò che mette un piccolo cartello con scritto “Gioca Responsabilmente” mentre continua a riempirti di drink gratis per farti perdere fino all’ultima fiche. È una mossa di una furbizia sopraffina. Criticando blandamente i “social media di oggi”, si posiziona come il paladino responsabile, quello che si preoccupa per noi. In questo modo, protegge e legittima le future, e ben più invasive, applicazioni dell’IA che il suo stesso governo sta promuovendo. Non sta criticando il suo vino; sta solo dicendo che quello della concorrenza (o la versione vecchia del suo) ti fa venire un po’ di mal di testa, ma il suo nuovo prodotto, state tranquilli, è ottimo. È una performance, un atto di puro marketing istituzionale.
Il Grande Bla Bla: Parlare del Problema per Evitare Accuratamente la Soluzione
Notate la finezza. Sacks non parla di soluzioni vere. Non parla di smantellare i monopoli di Big Tech. Non parla di tassare la raccolta indiscriminata di dati. Non parla di imporre una vera trasparenza sugli algoritmi. No, si limita a “lanciare un allarme“.
E perché? Perché lanciare allarmi è facile, non costa nulla e ti fa sembrare saggio e preoccupato. Implementare soluzioni vere, invece, significherebbe pestare i piedi ai tuoi amici miliardari della Silicon Valley, e quello non si può fare.
È la strategia perfetta: identificare un problema di cui tutti sono già a conoscenza, descriverlo con aria grave, e poi non fare assolutamente nulla di concreto per risolverlo. In questo modo, hai occupato lo spazio mediatico, hai calmato l’opinione pubblica e, soprattutto, hai garantito che nulla cambi davvero.
La conclusione è desolante. Non abbiamo bisogno che l’oste ci dica che il suo vino è buono o che quello vecchio faceva venire il mal di testa. Sappiamo già tutto.
Quello di cui avremmo bisogno sono dei regolatori con la spina dorsale, non degli “zar” che fanno i filosofi a scoppio ritardato. Grazie per la diagnosi, Dottor Sacks. Ma la conoscevamo già. Ora, se non le dispiace, o ci presenta una cura vera, o si faccia da parte e lasci che del problema si occupi chi lo vive sulla propria pelle da anni.
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