IA e Solitudine

Tema doppio: l'IA come cura della solitudine (compagnia per anziani, persone isolate) e l'IA come amplificatore di solitudine (sostituzione di relazioni umane reali). Studi recenti propendono per il secondo.

L'epidemia di solitudine è un problema reale: in UK c'è un Ministro per la Solitudine dal 2018, in Italia ISTAT 2023 segnala il 13% di adulti che si dichiarano isolati. L'IA è entrata nel dibattito come possibile soluzione.

L'argomento "pro": un anziano solo, un caregiver esausto, un teenager bullizzato — un chatbot empatico è meglio di niente. C'è del vero.

L'argomento "contro" è più solido però. Studi 2024-2025 (MIT Media Lab + OpenAI):

  • Uso intensivo di chatbot conversazionali correla con aumento, non diminuzione, della solitudine percepita.
  • Chi è già solo tende a usare l'IA in modo compulsivo, peggiorando l'isolamento.
  • Le relazioni umane sono "costose" (richiedono tempo, fatica, compromessi). Il bot è "gratis". Si erode il muscolo della socialità.

Caso italiano: la Regione Lombardia nel 2023 ha sperimentato robot conversazionali in RSA. Risultati misti: gli anziani sorridevano col robot, ma i contatti umani con familiari/operatori non sono cambiati. Il robot non sostituisce la nipote che viene a trovarti.

La mia tesi da rompiscatole: l'IA può essere un ponte verso le persone (suggerirti chi chiamare, aiutarti a scrivere un messaggio, prepararti a una conversazione difficile). Non può essere il punto di arrivo. Se lo è, è il sintomo di un fallimento sociale, non una soluzione.