Il copywriting con IA è uno degli usi più diffusi dell'IA generativa. Ma c'è una differenza enorme tra "scrivere parole" e "scrivere parole che vendono". L'IA fa la prima cosa benissimo, la seconda solo se sa quello che fa.
Tool dedicati:
- Jasper: il più noto per copywriting marketing.
- Copy.ai, Writesonic, Anyword: alternative.
- Persado: enterprise, ottimizzazione AI di messaggi a scala.
- ChatGPT/Claude con prompt mirati: spesso più flessibili dei tool dedicati.
- Lavender: AI per email di sales.
Cosa fa bene:
- 10 varianti di headline in 30 secondi.
- Adattamento copy per piattaforma (LinkedIn vs Instagram vs Google Ads).
- Test A/B su scala (Anyword fa proprio questo).
- Sblocco creativo per partire.
- Versioni multilingua.
Cosa NON fa bene:
- Insight di mercato veri: il copy che funziona nasce da capire chi compra e perché. L'IA non lo sa, lo sai tu.
- Big idea: la trovata creativa che fa la campagna è ancora roba umana.
- Voice unico: l'IA tende verso la media. Il copy memorabile è specifico.
- Insight emotivo: scrivere su una paura o un desiderio profondo richiede esperienza umana.
Pattern tipico AI: "Scopri il segreto per...", "Trasforma la tua vita con...", "Non perdere l'occasione di...". Sono cliché. I copywriter veri li usano consapevolmente o li evitano. L'IA li sputa fuori a caso.
Workflow che funziona: brief umano dettagliato (audience, problema, desiderio, prove, tono) → IA produce 20 varianti → copywriter umano sceglie e raffina. Senza il primo e l'ultimo step, ottieni copy mediocre.
Contro privacy: i tuoi brief contengono spesso dati riservati su prodotto/clienti. Finiscono nel cloud del fornitore. Per cose sensibili, modelli locali o piani enterprise con data isolation.