Usare l'IA per fare cio' che la banca dati Cassazione non sa fare

Italgiure cerca per parola, DeJure per massima, Smart24 per concetto. Tutte e tre falliscono quando ti serve sintesi cross-sentenze, individuazione di orientamenti contrastanti, evoluzione storica di un principio. Workflow IA per riempire il gap.

Di Super Squalo·7 min lettura
Nota. Avvertenza: il mondo dell'IA si muove velocissimo. Aggiorno le guide regolarmente ma non sempre in tempo reale. Se vedi un'informazione che ti sembra superata, fammelo sapere così la rivedo.

Hai quattordici sentenze di Cassazione sulla nullità della clausola "salvo buon fine" nei contratti bancari. Le hai trovate tutte su Italgiure con una buona query. Adesso ti serve sapere se c'è un orientamento maggioritario, se c'è stato un cambio di rotta, qual è la sentenza più citata dalle altre. La banca dati, per quanto buona, queste cose non te le dice. Ti dà il risultato di una query, non l'analisi del corpus.

L'IA, usata bene, copre proprio questo buco. Vediamo come, e dove sta la trappola.

Cosa sanno fare le banche dati e cosa no

Italgiure (gratuita, ufficiale Cassazione), DeJure, Leggi d'Italia, Smart24, OneLegale: sono archivi ricercabili. Funzionano bene per recuperare il testo di una sentenza che conosci, trovare massime per parola chiave, filtrare per anno o sezione, fare ricerche per articolo richiamato.

Cosa non sanno fare: sintetizzare venti sentenze in linguaggio naturale, identificare orientamenti contrastanti, mostrarti l'evoluzione cronologica di un principio, fare ricerca semantica vera. Per quello l'IA è il pezzo che manca.

Il pasticcio in cui finisci se chiedi all'IA "trovami sentenze"

La regola d'oro: l'IA non cerca, l'IA ragiona sui testi che le dai tu. Se le chiedi "quali sentenze ci sono sull'argomento X?" senza fornirle i PDF, ti inventerà numeri, date e principi. Le chiamano allucinazioni e nei tribunali italiani ne abbiamo già visti gli effetti: avvocati sanzionati per aver citato sentenze inesistenti partono quasi tutti da questo errore.

Negli Stati Uniti il caso Mata vs Avianca del 2023 è diventato studio: due avvocati hanno depositato un atto con sei sentenze inventate da ChatGPT. Sanzionati. In Italia il Consiglio Nazionale Forense ha già aperto procedimenti simili. La firma in calce è tua, e la responsabilità pure.

Cosa NON puoi fare

Non puoi chiedere all'IA "trovami sentenze sul tema X" senza fornirle i testi. Le inventa.

Non puoi citare in atto una sentenza generata dall'IA senza averla aperta e verificata su Italgiure. Numero, data, sezione, principio di diritto: tutto controllato.

Non puoi caricare la descrizione del caso del cliente con nome, conto corrente, numero di pratica. Sono dati personali coperti dal segreto professionale. La descrizione anonimizzata basta e avanza.

Non puoi confondere "sintesi degli orientamenti" con "parere giuridico". L'IA mappa, tu giudichi.

Cosa invece si può fare bene

Il workflow serio è in cinque passaggi. Primo: su Italgiure o DeJure fai la ricerca con query ottimizzata. Scarichi quindici-trenta sentenze rilevanti in PDF. Secondo: apri lo strumento IA che usi in ambiente protetto e carichi i PDF. Terzo: chiedi la mappa degli orientamenti. Tesi A, tesi B, eventuali tesi C, sentenze a sostegno, principio di diritto, qual è la maggioritaria. Quarto: chiedi la timeline cronologica, i punti di svolta (specie a Sezioni Unite), le pronunce più citate. Quinto: descrivi il caso astratto del cliente e chiedi quali sono le tre sentenze più applicabili.

Poi apri ognuna, verifichi, scegli quelle che vanno in atto. Solo le verificate.

Test che fa la differenza: prendi una causa già chiusa, estrai dal fascicolo le sentenze che avevi citato, caricale e fai costruire la mappa. Se l'IA tira fuori una connessione che ti era sfuggita, hai capito perché la banca dati da sola non basta più.

I paletti che non si toccano

Le sentenze pubbliche di Cassazione sono già anonimizzate dalla redazione, caricarle è a basso rischio. Il punto delicato è il prompt: la descrizione del caso. "Cliente Tizio Caio, conto presso Banca X" è violazione del segreto. "Conto corrente di soggetto privato con clausola salvo buon fine su versamenti assegni" è tutto quello che serve, e nessuno ti contesta nulla.

Ambiente di lavoro: lo strumento IA deve essere in un perimetro che controlli. Se fai contenzioso ripetitivo, ti conviene costruirti un repository stabile di sentenze nel tuo ambiente privato. Ricerche semantiche sul tuo corpus, senza rimettere ogni volta i PDF. Niente dipendenza da policy americane che cambiano ogni mese.

Una nota personale

Io aiuto studi italiani a montarsi questo tipo di setup. Niente vendita di pacchetti, niente promesse miracolose. Sul gruppo Telegram di Super Squalo (t.me/Squalogruppo) si discute di workflow IA per avvocati ogni giorno, e si risponde gratis. Se hai un dubbio su come strutturare un prompt o evitare la trappola delle sentenze inventate, è il posto giusto.

La banca dati riaprila, ma stavolta sapendo che è solo metà del lavoro.

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