Se sei un professionista e usi l'intelligenza artificiale nello studio, c'è una norma italiana che ti riguarda direttamente ed è in vigore da prima dell'AI Act operativo: l'articolo 13 della legge 132/2025, applicabile dal 10 ottobre 2025.
Non è una norma europea, non è un adempimento burocratico ad alto rischio. È una regola sul rapporto fiduciario con il cliente, e come tutte le regole sul rapporto fiduciario, se la ignori il problema non arriva dall'autorità: arriva dal cliente.
Cosa dice, in concreto
Due principi.
Primo: l'uso di sistemi di IA nelle professioni intellettuali è consentito per attività strumentali e di supporto alla prestazione, e il lavoro intellettuale del professionista deve restare prevalente.
Secondo: per assicurare il rapporto fiduciario fra professionista e cliente, le informazioni sui sistemi di IA utilizzati vanno comunicate al destinatario della prestazione con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo.
Tradotto: puoi usarla, non puoi farti sostituire, e devi dirlo.
Chi riguarda
Le professioni intellettuali. Quindi avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, notai, architetti, ingegneri, geometri, medici in libera professione, e in generale chi rende una prestazione d'opera intellettuale.
Non c'è una soglia dimensionale. Riguarda lo studio con quaranta collaboratori e il professionista che lavora da solo in una stanza.
Cosa vuol dire "prevalenza del lavoro intellettuale"
È la parte che genera più ansia e che, a mio parere, è la più sensata di tutta la legge. Non vieta di usare l'IA per la ricerca, per le bozze, per il riepilogo di documenti, per l'analisi preliminare. Vieta di consegnare al cliente il prodotto della macchina spacciandolo per prestazione professionale.
La differenza, in pratica: la bozza generata è materiale di lavoro; quello che firmi è tuo, l'hai verificato tu, e delle sue conclusioni rispondi tu. Se non hai riletto e verificato, non hai fatto la prestazione: l'hai inoltrata.
E per chi lavora con norme e sentenze, questo non è un principio astratto: i modelli linguistici inventano riferimenti con disinvoltura, e nelle cronache giudiziarie internazionali degli ultimi anni non mancano casi di atti depositati con citazioni inesistenti.
Come si adempie all'obbligo informativo
Non serve un modulo ministeriale, che infatti non esiste. Serve che l'informazione sia data, in modo comprensibile, e che tu possa dimostrarlo.
La strada più semplice è una clausola nel mandato o nella lettera d'incarico. Tre o quattro righe che dicono: quali categorie di strumenti usi, per quali attività, quali garanzie hai adottato sulla riservatezza dei dati, e che la prestazione e la responsabilità restano tue.
Esempio di formulazione: "Nello svolgimento dell'incarico lo Studio può avvalersi di sistemi di intelligenza artificiale per attività strumentali e di supporto — ricerca, analisi documentale, redazione di bozze — con verifica e revisione integrale da parte del professionista. I dati riservati sono trattati esclusivamente con strumenti che ne garantiscono la protezione e non li utilizzano per addestramento. La prestazione professionale e la relativa responsabilità restano interamente in capo al professionista incaricato."
Poi una pagina informativa sul sito, per i clienti che arrivano prima del mandato. E l'aggiornamento della clausola quando cambi strumenti in modo rilevante.
Il problema che viene prima: i dati del cliente
L'obbligo di informare è la parte facile. La parte seria è che i documenti dei tuoi clienti non finiscano in servizi che non offrono garanzie adeguate.
Per un avvocato c'è il segreto professionale, presidiato anche penalmente dall'articolo 622 del codice penale. Per un commercialista ci sono dati fiscali e bilanci. Per un medico ci sono dati sanitari, categoria per cui in Italia il Garante ha sanzionato pesantemente — Synlab, 2,5 milioni nel 2024.
Quindi la clausola nel mandato non basta se poi incolli l'atto in un servizio consumer. Servono strumenti con clausole di non-training, o modelli che girano su infrastruttura controllata.
La verifica in cinque minuti
Hai la clausola nel mandato? Il cliente sa in che modo usi l'IA? Gli strumenti che usi trattano i dati con garanzie adeguate? Quello che firmi lo hai verificato? Chi collabora con te conosce le regole?
Cinque sì e sei a posto. Un no e sai da dove partire lunedì.
Una nota personale
Io di mestiere costruisco sistemi IA privati per studi professionali e piccole imprese italiane. Non vendo corsi e non vendo pacchetti di conformità da 4.000 euro con la copertina lucida. I regolamenti li leggo perché mi tocca, e li racconto come li ho capiti. Se hai una domanda, sul gruppo Telegram di Super Squalo (t.me/Squalogruppo) si discute di questa roba ogni giorno, e si risponde gratis.
Il cliente non ti paga per la velocità della macchina. Ti paga perché qualcuno risponde. Scriverlo nel mandato è il modo più semplice per ricordarlo a entrambi.
Domande frequenti
Devo far firmare un consenso al cliente?
L'articolo 13 prevede un obbligo di informazione, non un consenso. Inserire l'informativa nella lettera d'incarico è il modo più semplice per adempiere e per conservarne prova.
Posso usare l'IA per redigere atti?
Sì, come supporto. La prestazione intellettuale deve restare prevalente: bozze e ricerche vanno verificate e fatte proprie dal professionista, che ne risponde.
Cosa rischio se non informo il cliente?
Il profilo principale è deontologico e contrattuale, sul rapporto fiduciario, con possibili riflessi disciplinari secondo le regole del proprio ordine. Sul piano dei dati restano applicabili le sanzioni previste dalla normativa privacy.