Legge 132/2025: la legge italiana sull’IA, spiegata in pratica

L’Italia è stato il primo Stato membro con una legge nazionale sull’intelligenza artificiale. Cosa aggiunge all’AI Act, chi tocca e cosa è già in vigore dal 10 ottobre 2025.

Di Super Squalo·4 min lettura·
Nota. L'AI Act si muove: il Digital Omnibus di luglio 2026 ha già cambiato date e obblighi. Tengo aggiornate queste pagine, ma se leggi a distanza di mesi verifica sempre la versione consolidata del regolamento. In dubbio, scrivimi.

Mentre tutti guardavano Bruxelles, l'Italia si è mossa per conto suo. La legge 23 settembre 2025, n. 132 — "Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale" — è in vigore dal 10 ottobre 2025 e ha fatto dell'Italia il primo Stato membro con una legge nazionale sulla materia.

La domanda che mi fanno sempre: "ma allora abbiamo due leggi?". In sostanza sì, ma non si contraddicono. L'AI Act è un regolamento europeo e si applica direttamente. La 132/2025 non lo sostituisce: gli costruisce attorno l'impianto nazionale.

Cosa fa, in sintesi

Tre cose. Primo, fissa principi di impostazione antropocentrica: l'IA come strumento, con centralità della persona, trasparenza, sicurezza e tutela dei diritti costituzionali.

Secondo, detta disposizioni settoriali: sanità, lavoro, professioni intellettuali, pubblica amministrazione, giustizia.

Terzo, individua le autorità nazionali e delega il Governo ad attuare l'architettura di governance con decreti legislativi.

Chi comanda: ACN e AgID

Il punto più operativo. La legge designa ACN, l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, e AgID, l'Agenzia per l'Italia digitale, come autorità nazionali per l'intelligenza artificiale.

Ad AgID spettano la promozione dell'innovazione e le funzioni di notifica, valutazione, accreditamento e monitoraggio degli organismi di valutazione della conformità. Ad ACN spettano la vigilanza di mercato, comprese le attività ispettive e sanzionatorie, e il ruolo di punto di contatto unico con le istituzioni europee.

Restano ferme le competenze di Banca d'Italia, CONSOB e IVASS per i sistemi usati nei settori bancario, finanziario e assicurativo, e quelle del Garante privacy e di AGCOM nelle rispettive materie.

Tradotto per un'azienda: se hai un problema di conformità di un sistema, il tuo interlocutore probabile è ACN. Se il problema è sui dati personali, è il Garante. Se sei una banca, hai anche Banca d'Italia.

Le professioni intellettuali: l'articolo 13

È la norma che ha fatto più rumore fra avvocati, commercialisti, architetti e consulenti, e giustamente.

Stabilisce che l'uso di sistemi di IA nelle professioni intellettuali è consentito per attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale del professionista nella prestazione. E impone di comunicare al cliente, con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo, le informazioni sui sistemi di IA utilizzati.

Non è un divieto: è un paletto sul rapporto fiduciario. La prestazione resta tua, l'IA è uno strumento, e il cliente ha diritto di saperlo.

Lavoro, sanità, PA

Sul lavoro la legge segue la stessa impostazione: l'IA come supporto, con tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore e obblighi di informazione. Si somma a quello che c'era già — Statuto dei lavoratori, normativa sulla trasparenza dei sistemi decisionali automatizzati, GDPR.

In sanità il principio è che l'IA supporta la prevenzione, la diagnosi e la cura, ma la decisione resta al medico, con informazione al paziente sull'impiego di questi sistemi.

Nella pubblica amministrazione l'IA è ammessa come strumento per l'efficienza, con la responsabilità del procedimento che resta in capo al funzionario.

La parte penale

La legge ha introdotto l'articolo 612-quater del codice penale, che punisce con la reclusione da uno a cinque anni chi cagiona un danno ingiusto diffondendo senza consenso immagini, video o voci falsificate o alterate con l'IA e idonee a ingannare sulla loro genuinità. E ha previsto aggravanti per l'impiego dell'IA in altri reati.

Cosa manca ancora

Parecchio, ed è il limite di una legge costruita anche su deleghe: molti pezzi dell'impianto — poteri ispettivi, coordinamento con la normativa di settore, dettagli sanzionatori — passano dai decreti legislativi attuativi.

Nel frattempo l'AI Act si applica lo stesso, perché è un regolamento europeo e non aspetta l'Italia.

Una nota personale

Io di mestiere costruisco sistemi IA privati per studi professionali e piccole imprese italiane. Non vendo corsi e non vendo pacchetti di conformità da 4.000 euro con la copertina lucida. I regolamenti li leggo perché mi tocca, e li racconto come li ho capiti. Se hai una domanda, sul gruppo Telegram di Super Squalo (t.me/Squalogruppo) si discute di questa roba ogni giorno, e si risponde gratis.

Prima legge nazionale d'Europa. Un buon titolo. Adesso servono i decreti, perché con i principi non si fa conformità.

Domande frequenti

La legge 132/2025 sostituisce l'AI Act?

No. L'AI Act è un regolamento europeo direttamente applicabile. La legge italiana ne integra l'applicazione con principi, norme settoriali, individuazione delle autorità e deleghe al Governo.

Da quando sono in vigore gli obblighi per i professionisti?

L'articolo 13 sulle professioni intellettuali è in vigore dal 10 ottobre 2025, insieme al resto della legge.

Chi sanziona in Italia le violazioni dell'AI Act?

ACN, quale autorità di vigilanza di mercato con poteri ispettivi e sanzionatori. AgID svolge le funzioni di notifica e accreditamento, mentre restano ferme le competenze delle autorità di settore.

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