Se dell'AI Act ti sei segnato solo il 2 agosto 2026, ti sei segnato la data sbagliata. Quella vera, per chi produce contenuti con l'intelligenza artificiale, è il 2 dicembre 2026. Sono tre mesi scarsi.
Da quella data i contenuti sintetici prodotti da sistemi immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026 devono essere marcati in formato leggibile da macchina. È il periodo transitorio previsto per i sistemi che erano già in circolazione: quelli nuovi l'obbligo ce l'hanno già.
Cosa vuol dire "leggibile da macchina"
Non vuol dire scrivere "generato con IA" sotto l'immagine. Quella è la dichiarazione al pubblico, ed è un'altra cosa. La marcatura di cui parliamo qui è un segnale tecnico incorporato nel file, che un software può leggere senza intervento umano.
Nella pratica si realizza in tre modi, spesso combinati. I metadati di provenienza scritti dentro il file, secondo standard come C2PA e Content Credentials. Il watermark invisibile, un pattern impercettibile inserito nel contenuto stesso che sopravvive a ritagli e ricompressioni. Le firme crittografiche che legano il file al sistema che l'ha prodotto.
Il regolamento non impone una tecnologia specifica: chiede che le soluzioni siano efficaci, interoperabili, robuste e affidabili, nella misura in cui è tecnicamente possibile. È una formula che lascia spazio, ma non lascia scuse a chi non fa niente.
Di chi è l'obbligo
Del fornitore del sistema che genera i contenuti. Se usi Midjourney, DALL·E, Sora, ElevenLabs o quello che ti pare, l'obbligo tecnico è di chi te lo vende. Tu resti responsabile di un'altra cosa: della dichiarazione al pubblico quando il contenuto è un deepfake o un testo informativo destinato al pubblico.
Attenzione però al caso in cui la marcatura diventa affare tuo: se integri un modello generativo dentro un prodotto tuo, con il tuo marchio, e lo dai a clienti terzi, allora il fornitore sei tu. E la marcatura te la devi implementare.
Il problema che nessuno ti dice: il tuo flusso la cancella
Ecco la parte pratica che vale più di tutto il resto. I metadati di provenienza si perdono con una facilità imbarazzante.
Li cancella l'export di molti editor grafici. Li cancella il caricamento su diverse piattaforme social, che ricomprimono e ripuliscono. Li cancella lo screenshot, che è il metodo con cui metà dei contenuti viene riutilizzata. Li cancella qualsiasi passaggio che converte il formato senza preservare la struttura dei metadati.
Il che significa due cose. Primo: se sei fornitore, il solo metadato non basta, serve anche un watermark robusto dentro il contenuto. Secondo: se sei deployer, non puoi difenderti dicendo "il sistema lo marcava" quando la tua pipeline di pubblicazione spazza via tutto.
Prova concreta da fare oggi: prendi un'immagine generata dal tuo strumento abituale, portala fino alla pubblicazione com'è oggi, poi ispeziona i metadati del file pubblicato. Nella maggior parte delle redazioni che ho visto, non sopravvive niente.
Cosa fare entro dicembre
Fai l'inventario degli strumenti generativi che usi e verifica quale marcatura applicano: la trovi nella documentazione, e se non c'è è un elemento serio nella scelta del fornitore. Poi verifica che il tuo flusso di lavoro non la distrugga: se lo fa, correggi le impostazioni di export o cambia passaggio.
Nel frattempo tieni la dichiarazione visibile: la didascalia sotto l'immagine, la sovrimpressione sul video, la riga in fondo all'articolo. Perché il pubblico legge quella, non i metadati.
E scriviti una regola interna semplice: chi pubblica verifica. Trenta secondi per file, sul materiale destinato al pubblico. Non è burocrazia: è la stessa cura con cui controlli che una foto non sia sgranata.
Perché conviene anche a te
Al di là dell'obbligo, la provenance è la cosa che ti difende quando qualcuno contesta un contenuto. Poter dimostrare cosa è stato generato, con quale strumento e quando, è utile nei rapporti con i clienti tanto quanto nei rapporti con le autorità. E il giorno in cui un tuo contenuto viene ripreso male da qualcun altro, la traccia tecnica è l'unica cosa che parla per te.
Una nota personale
Io di mestiere costruisco sistemi IA privati per studi professionali e piccole imprese italiane. Non vendo corsi e non vendo pacchetti di conformità da 4.000 euro con la copertina lucida. I regolamenti li leggo perché mi tocca, e li racconto come li ho capiti. Se hai una domanda, sul gruppo Telegram di Super Squalo (t.me/Squalogruppo) si discute di questa roba ogni giorno, e si risponde gratis.
Il 2 dicembre non è la scadenza dei fornitori soltanto. È il giorno in cui scopri se il tuo flusso di lavoro cancellava tutto da anni.
Domande frequenti
Il watermark visibile basta a soddisfare l'obbligo?
No, sono due piani diversi. La marcatura richiesta è leggibile da macchina; il watermark visibile e la didascalia servono all'informazione del pubblico. Nella pratica conviene averli entrambi.
Se rimuovo i metadati commetto una violazione?
La rimozione deliberata delle marcature per far apparire autentico un contenuto sintetico è esattamente ciò che la norma vuole impedire, e vale come elemento di responsabilità. Una perdita accidentale nel flusso di lavoro va comunque corretta, perché il risultato è lo stesso.
Vale anche per i contenuti generati prima di agosto 2026?
L'obbligo riguarda i contenuti prodotti dai sistemi, con il termine del 2 dicembre 2026 per i sistemi immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026. Per l'archivio storico conta soprattutto la dichiarazione al pubblico quando i contenuti restano online.