Nella scuola l'intelligenza artificiale è entrata da tutte le porte contemporaneamente: gli studenti la usano per i compiti, i docenti per preparare le lezioni, le piattaforme didattiche la integrano nei loro strumenti. E siccome in mezzo ci sono minori, è anche l'ambito in cui la normativa è più severa.
Quello che è vietato, e lo è già da un anno
Dal 2 febbraio 2025 l'articolo 5 dell'AI Act vieta il riconoscimento delle emozioni negli istituti di istruzione, salvo motivi medici o di sicurezza. Sanzioni fino a 35 milioni o al 7% del fatturato mondiale.
Vuol dire: niente software che misura l'attenzione degli studenti dalla webcam, niente sistemi che stimano coinvolgimento o stress durante le lezioni a distanza, niente strumenti di "analisi del clima" basati su espressioni facciali.
Vietata anche la categorizzazione biometrica per dedurre caratteristiche protette, e la creazione di banche dati di riconoscimento facciale tramite raccolta indiscriminata di immagini.
Se una piattaforma proposta a un istituto offre queste funzioni, non è una questione di opportunità pedagogica: è una pratica vietata.
Quello che diventa alto rischio nel 2027
L'Allegato III include i sistemi destinati a determinare l'accesso o l'ammissione agli istituti di istruzione, a valutare i risultati di apprendimento, a valutare il livello di istruzione appropriato e a monitorare comportamenti vietati durante gli esami.
Obblighi applicabili dal 2 dicembre 2027. Riguardano soprattutto chi produce queste piattaforme, ma l'istituto che le adotta è deployer, con doveri di uso conforme, sorveglianza umana e informazione.
Il caso più delicato è il proctoring, cioè la sorveglianza automatica degli esami a distanza: è espressamente contemplato, e va gestito con estrema cautela anche sul piano privacy.
I dati dei minori
Qui il quadro italiano è severo e ha già prodotto interventi. Il Garante ha bloccato Replika nel febbraio 2023, e fra i profili contestati c'era proprio l'assenza di verifiche adeguate sull'età degli utenti. Ha bloccato ChatGPT nel marzo 2023, con rilievi anche sulla protezione dei minori, e ha sanzionato OpenAI per 15 milioni nel dicembre 2024.
Per una scuola questo significa che l'adozione di uno strumento non è solo una scelta didattica. Vanno verificati: dove finiscono i dati degli alunni, se sono usati per addestramento, quali garanzie contrattuali offre il fornitore, quali informazioni vanno date alle famiglie.
Le versioni consumer degli assistenti generici, con account personali degli studenti, sono la strada peggiore: nessun controllo, nessuna garanzia, nessuna tracciabilità.
Quello che invece si può fare, e bene
L'IA come strumento del docente: preparare materiali, generare esercizi differenziati, adattare testi a livelli diversi, produrre spiegazioni alternative. Qui non ci sono dati personali in gioco e il beneficio è concreto.
L'IA come oggetto di studio: insegnare come funziona, perché sbaglia, come si verifica una fonte. È probabilmente la cosa più utile che una scuola possa fare adesso, e non richiede autorizzazioni.
La legge 132/2025 e i decreti attuativi approvati il 4 agosto 2026 intervengono anche sull'uso dell'IA nei percorsi di formazione, nella logica di supporto e non di sostituzione.
Il compito scritto con l'IA
Fuori tema rispetto all'AI Act, ma è la domanda che arriva sempre. Non esiste una norma europea che lo vieti, e non esistono rilevatori affidabili: gli strumenti che promettono di riconoscere il testo generato producono falsi positivi che colpiscono, guarda caso, proprio gli studenti che scrivono in modo più standardizzato.
Accusare uno studente sulla base di un punteggio di un rilevatore è un rischio che nessun istituto dovrebbe correre. Chi ha risolto il problema lo ha fatto cambiando le consegne, non comprando software.
Una nota personale
Io di mestiere costruisco sistemi IA privati per studi professionali e piccole imprese italiane. Non vendo corsi e non vendo pacchetti di conformità da 4.000 euro con la copertina lucida. I regolamenti li leggo perché mi tocca, e li racconto come li ho capiti. Se hai una domanda, sul gruppo Telegram di Super Squalo (t.me/Squalogruppo) si discute di questa roba ogni giorno, e si risponde gratis.
Nella scuola la domanda giusta non è "come impediamo agli studenti di usarla". È "chi gli insegna a usarla senza farsi fregare". E quella lezione, oggi, non la fa quasi nessuno.
Domande frequenti
La scuola può usare software che monitora l'attenzione degli studenti?
No, se si basa sul riconoscimento delle emozioni: è una pratica vietata negli istituti di istruzione dal 2 febbraio 2025, salvo motivi medici o di sicurezza.
Serve il consenso dei genitori per usare strumenti di IA in classe?
Dipende dal trattamento dei dati che comporta. Vanno individuate base giuridica e informativa adeguate, con particolare attenzione ai minori, e vanno privilegiati strumenti con garanzie contrattuali per uso scolastico.
Il proctoring negli esami è ammesso?
È un impiego contemplato fra i sistemi ad alto rischio, con obblighi dal 2 dicembre 2027, e resta soggetto oggi a stringenti valutazioni privacy sulla proporzionalità del monitoraggio.