Raccogliere volti dal web per database biometrici: vietato, e c’è il precedente

Il divieto di scraping non mirato di immagini facciali è in vigore dal 2025. In Italia il caso Clearview aveva già prodotto una multa da 20 milioni nel 2022.

Di Super Squalo·4 min lettura·
Nota. L'AI Act si muove: il Digital Omnibus di luglio 2026 ha già cambiato date e obblighi. Tengo aggiornate queste pagine, ma se leggi a distanza di mesi verifica sempre la versione consolidata del regolamento. In dubbio, scrivimi.

Fra le pratiche vietate dell'articolo 5 ce n'è una che ha un nome e un cognome nella storia recente: il divieto di creare o ampliare banche dati di riconoscimento facciale mediante scraping non mirato di immagini facciali da internet o da filmati di videosorveglianza.

In vigore dal 2 febbraio 2025, sanzione fino a 35 milioni o al 7% del fatturato mondiale. Ed è uno dei pochi divieti nati direttamente da un caso concreto.

Il precedente italiano

Nel 2022 il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato Clearview AI per 20 milioni di euro, vietandone il trattamento dei dati riferiti a persone in Italia e ordinandone la cancellazione, oltre a designare un rappresentante nell'Unione.

Clearview aveva costruito un database di miliardi di immagini raccolte dal web — social, siti, fonti pubbliche — utilizzabile per identificare una persona a partire da una fotografia. Il modello di business era vendere quella capacità a forze dell'ordine e clienti privati.

All'epoca la contestazione era di violazione del GDPR: mancanza di base giuridica, violazione dei principi di trasparenza e limitazione delle finalità, trattamento di dati biometrici senza i presupposti richiesti.

Con l'AI Act quella stessa condotta è diventata anche una pratica espressamente vietata. Due binari, stesso muro.

Cosa si intende per "non mirato"

È la parola che delimita il divieto. Non mirato significa raccolta indiscriminata, senza collegamento con una persona specifica e senza una finalità individuata: prendere tutto quello che si trova e costruire un archivio.

Non è vietata l'acquisizione di immagini con base giuridica e finalità determinata, come il trattamento biometrico consentito con il consenso dell'interessato in contesti definiti, o le attività autorizzate dalla legge nei casi previsti.

Il punto è la massa indiscriminata. È il metodo, non la tecnologia, a essere vietato.

Cosa riguarda un'azienda normale

Qualcuno penserà che questo divieto non lo tocchi. In parte è vero, ma tre casi meritano attenzione.

Il fornitore che ti propone il riconoscimento facciale. Se un fornitore offre un sistema che identifica persone confrontandole con un archivio, la domanda da fare per iscritto è: da dove viene quell'archivio? Se la risposta è vaga, quel prodotto è un rischio che entra in azienda con la tua firma.

Gli archivi fotografici aziendali. Anni di foto di eventi, clienti, dipendenti. Usarli per addestrare un sistema di riconoscimento facciale è un trattamento biometrico che richiede presupposti stringenti, e va valutato con attenzione prima ancora di guardare all'AI Act.

La videosorveglianza. Le immagini raccolte per sicurezza sono raccolte per quella finalità. Usarle per costruire un archivio biometrico è cambio di finalità, ed è esattamente lo scenario che il divieto contempla.

Il quadro italiano sull'identificazione biometrica

I decreti attuativi della legge 132/2025 approvati il 4 agosto 2026 hanno confermato l'impostazione restrittiva: l'identificazione biometrica in tempo reale nelle attività di polizia è ammessa solo in casi eccezionali, per periodi limitati e con autorizzazione giudiziaria, con divieto di raccolta massiva e indiscriminata di dati biometrici da fonti online.

È una scelta netta e in continuità con la posizione che il Garante ha tenuto negli anni sul riconoscimento facciale nei luoghi pubblici.

La regola da ricordare

Il volto di una persona è un dato biometrico, e i dati biometrici sono categorie particolari. Non diventano meno protetti perché la fotografia era pubblica su un social: pubblico non significa disponibile.

È il principio che il caso Clearview ha fissato in modo definitivo, ed è quello che chiunque lavori con immagini di persone dovrebbe avere in testa prima di aprire uno scraper.

Una nota personale

Io di mestiere costruisco sistemi IA privati per studi professionali e piccole imprese italiane. Non vendo corsi e non vendo pacchetti di conformità da 4.000 euro con la copertina lucida. I regolamenti li leggo perché mi tocca, e li racconto come li ho capiti. Se hai una domanda, sul gruppo Telegram di Super Squalo (t.me/Squalogruppo) si discute di questa roba ogni giorno, e si risponde gratis.

Una foto pubblica su internet non è materia prima gratuita. Lo ha chiarito una multa da 20 milioni, e adesso lo dice anche un divieto europeo.

Domande frequenti

Posso usare foto pubbliche per addestrare un modello?

Il divieto specifico riguarda la creazione o l'ampliamento di banche dati di riconoscimento facciale mediante scraping non mirato. In ogni caso il trattamento di immagini di persone identificabili richiede base giuridica adeguata ai sensi del GDPR, con regime rafforzato per i dati biometrici.

Il riconoscimento facciale è sempre vietato?

No. È vietata la costruzione indiscriminata di banche dati facciali, ed è fortemente limitata l'identificazione biometrica remota in tempo reale per finalità di applicazione della legge. Altri impieghi possono essere leciti a condizioni stringenti e ricadere fra i sistemi ad alto rischio.

Che cosa devo chiedere a un fornitore di sistemi biometrici?

Provenienza e base giuridica dei dati usati per addestramento e per gli archivi di confronto, misure di sicurezza, valutazioni effettuate e documentazione a supporto. Meglio per iscritto.

Hai un dubbio? Vieni a parlarne.

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