Di tutte le modifiche portate dal Digital Omnibus, questa è quella che non ha bisogno di essere spiegata a nessuno. Il Regolamento (UE) 2026/1744 ha aggiunto ai divieti dell'AI Act i deepfake a contenuto sessuale non consensuale e il materiale di abuso su minori generato con intelligenza artificiale. Applicabili dal 2 dicembre 2026.
Finiscono nel piano più alto della piramide: quello dove non si parla di adempimenti ma di illecito, e dove le sanzioni arrivano a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale.
Perché è servito modificare il regolamento
Nella versione originale l'AI Act trattava i deepfake soprattutto come una questione di trasparenza: dichiara che il contenuto è artificiale e hai adempiuto. Un impianto che funziona per la pubblicità e per la satira, e che non ha nessun senso per le immagini sessuali non consensuali. Lì il problema non è l'etichetta mancante. È il contenuto.
Le app di "svestizione" automatica, i generatori addestrati per produrre materiale illecito e la diffusione di massa nelle chat hanno reso evidente il buco. L'Europa lo ha chiuso spostando la materia dai doveri informativi ai divieti.
In Italia c'era già il penale
Il nostro ordinamento si era mosso prima. La legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, ha introdotto l'articolo 612-quater del codice penale, che punisce con la reclusione da uno a cinque anni chi cagiona un danno ingiusto diffondendo senza consenso immagini, video o voci falsificati o alterati con l'IA e idonei a ingannare sulla loro genuinità.
Per il materiale pedopornografico, poi, l'ordinamento italiano ha da tempo un impianto sanzionatorio proprio, che si applica a prescindere dalla tecnica di produzione.
Quindi, per essere chiari: in Italia queste condotte non diventano illecite il 2 dicembre 2026. Lo sono già. Quello che cambia dal 2 dicembre è che si aggiunge il divieto europeo sui sistemi, con la vigilanza di mercato e le sanzioni amministrative che ne derivano.
Chi ne risponde
Il divieto colpisce chi immette sul mercato, mette in servizio o utilizza sistemi destinati a queste finalità. Non è solo l'utente finale che genera l'immagine: è l'intera filiera che rende disponibile lo strumento.
Per chi gestisce piattaforme, servizi o applicazioni con funzioni generative, questo si traduce in obblighi concreti di prevenzione: filtri sui contenuti prodotti, blocco delle richieste che puntano a questi risultati, procedure di segnalazione e rimozione rapida, tracciabilità.
E vale anche per l'azienda che integra un modello generativo in un prodotto proprio: se il tuo servizio consente di produrre quel materiale, il problema è tuo, non solo di chi ti ha venduto il modello.
Se colpisce te o una persona che conosci
Questa è la parte che conta davvero, perché la statistica dice che riguarda soprattutto donne e minori.
Prima cosa: non cancellare le prove. Screenshot completi con URL visibile, data e ora, salvataggio delle pagine, identificativi degli account. La tentazione di far sparire tutto è comprensibile e va contro il tuo interesse.
Seconda: segnalazione alla piattaforma con richiesta di rimozione urgente, che nella maggior parte dei servizi ha un canale dedicato per i contenuti intimi non consensuali.
Terza: querela. L'articolo 612-quater è procedibile a querela della persona offesa, salvo i casi in cui la legge prevede la procedibilità d'ufficio. Il termine per la querela non è infinito: muoviti presto e fatti assistere.
Quarta: segnalazione al Garante privacy, che in materia ha strumenti d'urgenza e in passato è intervenuto rapidamente su casi di diffusione di immagini intime.
Se la persona coinvolta è minorenne, la denuncia va fatta subito e senza esitazioni: qui non si tratta di valutare opportunità, si tratta di un reato grave.
Cosa può fare un'azienda oggi
Se sviluppi qualsiasi cosa con funzioni generative su immagini o voce, scrivi nero su bianco quali usi sono vietati, implementa i controlli tecnici per impedirli, prevedi un canale di segnalazione visibile e una procedura di rimozione con tempi certi. Documenta tutto con date.
Non è solo conformità. È la differenza fra essere parte del problema e non esserlo.
Una nota personale
Io di mestiere costruisco sistemi IA privati per studi professionali e piccole imprese italiane. Non vendo corsi e non vendo pacchetti di conformità da 4.000 euro con la copertina lucida. I regolamenti li leggo perché mi tocca, e li racconto come li ho capiti. Se hai una domanda, sul gruppo Telegram di Super Squalo (t.me/Squalogruppo) si discute di questa roba ogni giorno, e si risponde gratis.
Su questa materia non ci sono zone grigie da discutere al bar. C'è una linea, ed è molto più avanti di dove qualcuno finge di credere.
Domande frequenti
Dal 2 dicembre 2026 cambia qualcosa per le vittime in Italia?
Le tutele penali italiane sono già in vigore dal 10 ottobre 2025 con l'articolo 612-quater del codice penale. Il divieto europeo aggiunge il piano della vigilanza sui sistemi e le relative sanzioni amministrative.
Chi sviluppa un'app generativa deve fare controlli preventivi?
Sì. Il divieto riguarda l'immissione sul mercato e la messa in servizio di sistemi destinati a queste finalità: filtri, blocchi e procedure di segnalazione diventano misure necessarie, non facoltative.
Le sanzioni per questi divieti quali sono?
Sono quelle previste per le pratiche vietate: fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo, oltre alle conseguenze penali previste dall'ordinamento nazionale.