Nello studio del commercialista l'intelligenza artificiale è entrata dalla porta di servizio: dentro i gestionali. Riconciliazioni automatiche, classificazione delle fatture, controlli di congruità, assistenti che riassumono circolari. Spesso il titolare non ha mai deciso nulla: è arrivato un aggiornamento del software.
Che è esattamente il motivo per cui conviene fermarsi dieci minuti e capire chi è responsabile di cosa.
Il primo adempimento è italiano, non europeo
L'articolo 13 della legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, impone al professionista di informare il cliente, con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo, sui sistemi di IA utilizzati. E stabilisce che l'IA serve per attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale del professionista.
Si risolve con una clausola nella lettera d'incarico. Tre righe: quali strumenti, per quali attività, con quali garanzie sui dati, e che la prestazione resta tua.
I dati dei clienti: qui si gioca tutto
Bilanci non ancora depositati, dati reddituali, movimenti bancari, contratti, buste paga. È materiale che vale, e che in un servizio consumer non deve finire.
La regola pratica per lo studio: due binari. Sul primo, le attività generiche — riassumere una circolare pubblica, farsi spiegare un adempimento, scrivere una bozza di comunicazione — dove non c'è nulla di riservato e puoi usare quello che vuoi. Sul secondo, tutto ciò che tocca dati dei clienti, dove servono strumenti con clausole di non-training e garanzie contrattuali, o modelli su infrastruttura controllata.
Il rischio non è teorico: in Italia il Garante ha sanzionato pesantemente in materia di trattamenti impropri, e sui dati sanitari è arrivato a 2,5 milioni con Synlab nel 2024. Su dati fiscali e patrimoniali il ragionamento è lo stesso.
Il gestionale con l'IA dentro
Domanda che ricevo spesso: "se l'IA è dentro il software che uso da dieci anni, sono io il responsabile?". No, non come fornitore. Il fornitore è chi il software lo produce e lo mette sul mercato. Tu sei deployer.
Ma il deployer ha due doveri concreti: usare il sistema secondo le istruzioni del fornitore e garantire una sorveglianza umana effettiva sulle operazioni che contano. Se il modulo di classificazione automatica sbaglia l'imputazione di un costo e tu non te ne accorgi, l'errore lo hai firmato tu.
Da fare oggi, e costa una mail: chiedere al fornitore del gestionale quali funzioni sono basate su IA, dove vengono elaborati i dati, se sono usati per addestramento e quali istruzioni d'uso fornisce. Se la risposta è vaga, mettila agli atti: quel giorno hai spostato una parte del rischio su di lui.
Il tuo studio è ad alto rischio? Quasi certamente no
L'Allegato III elenca impieghi come merito creditizio, selezione del personale, servizi essenziali. La contabilità e la consulenza fiscale non ci sono. Quindi lo studio ordinario non ha da preoccuparsi degli obblighi che scattano il 2 dicembre 2027.
Attenzione a un caso però: se lo studio elabora valutazioni di affidabilità creditizia per conto di terzi con strumenti automatizzati, ci si avvicina a un'area sensibile. Vale la pena farsi la domanda una volta, per iscritto.
La verifica che serve davvero
Alla fine, per uno studio, l'AI Act si riduce a cinque righe: clausola informativa nel mandato, regole scritte su cosa si può caricare e dove, fornitori interrogati per iscritto, formazione minima a collaboratori e praticanti, verifica umana su tutto ciò che esce con la tua firma.
E una regola che vale più di tutte: i numeri si controllano. Un modello linguistico produce cifre plausibili con la stessa sicurezza con cui produce cifre sbagliate. Su un bilancio, la differenza la vedi solo se guardi.
Il lato opportunità
Fra i clienti dello studio ci sono decine di imprese che devono capire dove si collocano rispetto all'AI Act, cosa scrivere nelle informative e come prepararsi al 2027. È un'area di consulenza contigua a quella che già fai su privacy e adempimenti.
Chi ci arriva adesso, con le idee chiare su date e ruoli, si prende un vantaggio che tra due anni sarà diventato standard.
Una nota personale
Io di mestiere costruisco sistemi IA privati per studi professionali e piccole imprese italiane. Non vendo corsi e non vendo pacchetti di conformità da 4.000 euro con la copertina lucida. I regolamenti li leggo perché mi tocca, e li racconto come li ho capiti. Se hai una domanda, sul gruppo Telegram di Super Squalo (t.me/Squalogruppo) si discute di questa roba ogni giorno, e si risponde gratis.
L'IA in studio fa risparmiare ore. Non fa risparmiare la firma: quella resta tua, con tutto quello che comporta.
Domande frequenti
Devo dire ai clienti che uso l'IA?
Sì, per effetto dell'articolo 13 della legge 132/2025. La clausola nella lettera d'incarico è il modo più semplice per adempiere e conservarne prova.
Posso caricare i bilanci dei clienti su ChatGPT?
Non sulle versioni consumer. Servono strumenti con garanzie contrattuali adeguate, assenza di uso per addestramento e, per i dati più sensibili, soluzioni su infrastruttura controllata.
Il mio gestionale con IA mi rende fornitore?
No. Fornitore è chi immette il sistema sul mercato con il proprio nome. Lo studio è deployer, con obblighi di uso conforme alle istruzioni e sorveglianza umana.