Gli avvocati sono la categoria che mi scrive di più su questa materia, e la ragione è semplice: sono quelli che rischiano su due fronti insieme. Come professionisti che usano l'IA sui dati altrui, e come consulenti a cui i clienti chiedono di capirci qualcosa.
La lista di cose da fare, per uno studio legale, è più corta di quanto la raccontano i convegni. Ma nessuna delle voci è facoltativa.
Uno: la clausola nel mandato
L'articolo 13 della legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, impone di comunicare al cliente, con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo, le informazioni sui sistemi di IA utilizzati. E stabilisce che l'IA è ammessa per attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale del professionista.
Si adempie con tre righe nella lettera d'incarico: quali categorie di strumenti usi, per quali attività, quali garanzie hai sulla riservatezza, e che la prestazione e la responsabilità restano tue. Fatto una volta, vale per tutti i mandati successivi.
Due: il segreto professionale, che viene prima di tutto
Questo non è AI Act, è articolo 622 del codice penale e ordinamento forense. Incollare un atto, una memoria difensiva o la documentazione di un cliente in un servizio che può conservare e riutilizzare quei contenuti è un problema serio, e nessuna informativa nel mandato lo sana.
Serve distinguere. Ricerca giurisprudenziale su questioni generali: rischio basso, materiale non riservato. Analisi di documenti del cliente: servono strumenti con clausole di non-training e garanzie contrattuali, oppure modelli su infrastruttura controllata.
La domanda operativa da farsi ogni volta è una sola: questo contenuto, se domani finisse leggibile a qualcun altro, che danno farebbe al mio assistito?
Tre: verificare tutto quello che citi
I modelli linguistici producono riferimenti normativi e giurisprudenziali inesistenti con assoluta naturalezza. Nelle cronache giudiziarie di più Paesi non mancano casi di atti depositati con citazioni inventate, e le conseguenze disciplinari non sono state simboliche.
Regola dello studio, da scrivere e far firmare a collaboratori e praticanti: nessuna citazione entra in un atto senza essere stata aperta sulla fonte. Non è diffidenza verso la tecnologia: è la stessa verifica che faresti su una massima passata da un collega.
Quattro: l'alfabetizzazione, anche per lo studio
L'articolo 4 dell'AI Act, nella versione applicabile dal 27 luglio 2026, chiede misure effettive e proporzionate di alfabetizzazione per il personale. Uno studio con dipendenti e collaboratori ci rientra.
In pratica: due pagine di regole d'uso, una riunione, un foglio firme. E l'aggiornamento quando cambi strumenti.
Cinque: la trasparenza verso terzi
Se lo studio ha un chatbot sul sito che dialoga con i potenziali clienti, dal 2 agosto 2026 deve dichiarare di essere un sistema di IA. Se pubblicate contenuti informativi generati con l'IA, valgono le regole sull'etichettatura — con l'eccezione quando c'è revisione umana e responsabilità editoriale, che per uno studio serio è la normalità.
Cosa invece non ti riguarda
Uno studio legale che usa strumenti generici non è fornitore ai sensi dell'AI Act, e non ha obblighi di documentazione tecnica, valutazione di conformità o marcatura. Non è ad alto rischio per il solo fatto di occuparsi di questioni giudiziarie: l'Allegato III riguarda i sistemi usati dalle autorità giudiziarie o per loro conto nell'attività di applicazione della legge, non il software gestionale dello studio.
La cosa cambia se costruisci e vendi un prodotto: la piattaforma per altri studi, l'assistente marchiato tuo. Lì diventi fornitore, con tutto quello che segue.
E la parte in cui puoi guadagnare
C'è un'opportunità evidente per chi si attrezza. Migliaia di imprese devono capire se sono fornitori o deployer, se hanno sistemi vietati accesi, come scrivere le informative, come impostare i contratti con i fornitori di IA e come prepararsi alla scadenza del 2 dicembre 2027.
È consulenza legale, ed è nuova. Chi ha letto il regolamento invece dei riassunti, in questa fase, ha un vantaggio che non durerà per sempre.
Una nota personale
Io di mestiere costruisco sistemi IA privati per studi professionali e piccole imprese italiane. Non vendo corsi e non vendo pacchetti di conformità da 4.000 euro con la copertina lucida. I regolamenti li leggo perché mi tocca, e li racconto come li ho capiti. Se hai una domanda, sul gruppo Telegram di Super Squalo (t.me/Squalogruppo) si discute di questa roba ogni giorno, e si risponde gratis.
Cinque voci, mezza giornata. Poi puoi tornare a occuparti dei clienti — e magari venderla, questa competenza.
Domande frequenti
Posso usare l'IA per scrivere gli atti?
Come supporto sì, con verifica integrale. La legge 132/2025 richiede la prevalenza del lavoro intellettuale del professionista: bozze e ricerche vanno controllate e fatte proprie da chi firma.
Devo dirlo al cliente?
Sì, per effetto dell'articolo 13 della legge 132/2025. La strada più semplice è una clausola informativa nella lettera d'incarico.
Uno studio legale è soggetto agli obblighi sull'alto rischio?
Di norma no per l'uso ordinario di strumenti generici. Gli obblighi sull'alto rischio riguardano fornitori e deployer di sistemi elencati negli allegati, con applicabilità dal 2 dicembre 2027 per l'Allegato III.