Super Squalo

Clamorosa Scoperta: le Bambole Gonfiabili non Sostituiscono le Donne. E i Chatbot non sono Psicologi.

Clamorosa Scoperta: le Bambole Gonfiabili non Sostituiscono le Donne. E i Chatbot non sono Psicologi.

Fermate le rotative. Spegnete i social. Silenzio in aula. È appena stata pubblicata una ricerca che cambierà per sempre il corso della storia umana. Un team di scienziati, dopo mesi di studi approfonditi, notti insonni e analisi di dati complessi, è giunto a una conclusione che ha dello sconvolgente:

i chatbot non possono sostituire gli psicologi.

Lo so, è una notizia forte. Prendetevela comoda, assimilate l’informazione. Hanno scoperto, in pratica, che un programma per computer non è un essere umano con dieci anni di studi sulla psiche. È una rivelazione che merita un Premio Nobel per l’Ovvio, una medaglia al valore per aver scoperto l’acqua calda, un posto d’onore nell’Olimpo delle banalità cosmiche. E la cosa più terrificante non è il risultato dello studio. La cosa terrificante è che qualcuno, nel 2025, abbia sentito il bisogno di farlo, questo studio.

Il Teorema della Bambola Gonfiabile: Simulazione Contro Anima

Lasciate che vi spieghi il concetto con un’analogia che mi è venuta e che è di una perfezione cristallina.

Dire che un chatbot può sostituire uno psicologo è come dire che una bambola gonfiabile può sostituire una donna.

Analizziamo i parallelismi, sono meravigliosi. La bambola gonfiabile ha la forma di un essere umano. Il chatbot “ha la forma” di una conversazione umana. La bambola gonfiabile può, forse, emettere qualche suono pre-registrato se la schiacci.

Il chatbot può emettere frasi pre-digerite che ha imparato leggendo miliardi di conversazioni su internet. La bambola gonfiabile può essere un oggetto su cui proiettare delle fantasie. Il chatbot può essere un “oggetto” su cui proiettare le nostre ansie.

Ma cosa manca a entrambi? Manca tutto il resto. Manca la coscienza. Manca l’esperienza vissuta. Manca l’empatia vera, quella che nasce dall’aver sofferto, amato, fallito. Manca la capacità di capire il non detto, di leggere tra le righe di un silenzio, di cogliere una sfumatura in un tono di voce (che qui non c’è nemmeno).

E manca …… dai ci siamo capiti ….

Un chatbot non ti “capisce”. Un chatbot esegue un calcolo statistico per trovare la sequenza di parole più probabile da darti in risposta alla tua sequenza di parole. È un pappagallo glorificato. Affidargli la propria salute mentale è come chiedere alla bambola gonfiabile un consiglio su come crescere un figlio.

Il Confessionale a Basso Costo: Perché, Nonostante Tutto, Parliamo con le Bambole?

C’è un motivo, ovviamente, se siamo arrivati a questo punto di disperazione. Se le persone si rivolgono a un software per cercare conforto, non è solo perché sono ingenue. È perché il mondo reale, spesso, fa schifo. La terapia, quella vera, costa. È difficile trovare lo specialista giusto. C’è ancora uno stigma sociale enorme. E allora, in questo deserto, arriva la tech company di turno che ti offre un’oasi: un chatbot sempre disponibile, che non ti giudica, che costa poco o nulla. Ti sta vendendo la bambola gonfiabile come un’alternativa economica e senza impegno alla complessità di una relazione vera. È un business che prospera sulla nostra solitudine e sulla nostra disperazione. E noi ci caschiamo.

Non è Inutile, è Pericoloso: Quando la Bambola ti dà Consigli Sbagliati

Ma il problema non è solo che il chatbot è “meno efficace” di un terapeuta vero. Il problema è che può essere attivamente pericoloso. Un essere umano è in grado di riconoscere una situazione di crisi reale, di cogliere un segnale di allarme, di capire quando è il momento di smettere di parlare e di indirizzare una persona a un aiuto concreto e urgente. Un chatbot no.

Un chatbot, di fronte a una persona con tendenze suicide, potrebbe rispondere con una banalità motivazionale presa da un post di Instagram o, peggio, potrebbe dare un consiglio completamente sbagliato, basato su un’errata interpretazione statistica delle parole. Affidare la nostra salute mentale a questi strumenti non è come prendere un’aspirina al posto di un antibiotico. È come fare un’autodiagnosi su Google e poi operarsi da soli in cucina con un coltello del pane.

Quindi, grazie. Grazie di cuore a questi ricercatori per aver sprecato tempo e risorse per dimostrare una cosa che il buonsenso avrebbe dovuto scolpire nel granito da secoli. La notizia vera, oggi, non è che i chatbot non sono psicologi. La notizia vera, e terrificante, è che siamo diventati una società così stupida da aver bisogno che qualcuno ce lo mettesse per iscritto.

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