
La notizia è esplosa come una supernova: l’uso dell’intelligenza artificiale generativa nei videogiochi su Steam è aumentato dell’800% in un solo anno. ME COJONI Ottocento percento. Un numero che non è una statistica, è un uragano.
Le redazioni urlano alla rivoluzione, i giocatori sognano mondi infiniti, gli sviluppatori vedono la luce in fondo al tunnel dei budget stratosferici.
E io? Per prima cosa mi domando che razza di statistica è? Nel 2024 è esplosa l’intelligenza artificiale. Nel 2023 si è iniziato a parlarne. Ma nel 2022 praticamente non la usava quasi nessuno. Perché non facciamo un paragone con il vecchio west? +175.000 in più rispetto ai tempi di Toro seduto.
Io vedo un caos magnifico e terrificante. Vedo l’alba di un’era di potenziale sconfinato e, allo stesso tempo, l’inaugurazione di una nuova, colossale, età della pigrizia. Perché questa tecnologia è un amplificatore, e sta amplificando due cose molto diverse: la genialità di pochi e l’arroganza di molti.
Il Sogno che ci Stanno Vendendo
Sgombriamo il campo dagli equivoci: quando l’IA generativa viene usata con intelligenza, è la cosa più entusiasmante successa al mondo dei videogiochi da decenni. È la promessa di un futuro che fino a ieri era pura fantascienza.
Mondi Infiniti, Storie Infinite: La Fine della Noia
Il potenziale è da capogiro. Pensate a un gioco di ruolo dove ogni personaggio non giocante (PNG) non ripete a pappagallo le solite tre frasi, ma ha una sua storia, una sua memoria. Dialoga con voi in modo unico, ricordandosi delle vostre azioni passate.
Immaginate missioni che non sono pre-scritte, ma che si generano dinamicamente in base al vostro stile di gioco, creando una narrazione davvero personale e irripetibile. L’IA generativa promette di uccidere il nemico numero uno di ogni giocatore: la ripetitività.
Promette di trasformare i mondi di gioco da scenografie statiche a ecosistemi vivi, pulsanti, che continuano a evolversi anche quando spegniamo il computer. È la fine dei binari, l’inizio della vera libertà.
Il Potere ai Piccoli: Quando la Creatività Sconfigge il Budget
L’altro lato della medaglia è ancora più luminoso. Per anni, la creazione di mondi vasti e dettagliati è stata un lusso riservato alle mega-produzioni tripla A, quelle con budget da film di Hollywood.
Uno studio indipendente, anche con un’idea geniale, non poteva competere con la potenza di fuoco di centinaia di artisti e programmatori. L’IA generativa sta livellando questo campo di gioco.
Ora, un piccolo team di talentuosi visionari può usare questi strumenti per generare texture, modelli 3D, musiche, dialoghi, interi pezzi di mondo, permettendo loro di concentrarsi su ciò che conta davvero: il gameplay, l’idea, l’anima del gioco.
È la più grande democratizzazione degli strumenti creativi della storia. È la possibilità, finalmente concreta, che la prossima grande, indimenticabile esperienza di gioco possa nascere in un garage e non in un grattacielo di vetro e acciaio.
L’Incubo che ci Stiamo Comprando
E ora, torniamo sulla Terra. Perché per ogni sogno che l’IA realizza, ci sono dieci incubi di pigrizia e mediocrità che vengono prodotti in serie. La realtà, come spesso accade, fa molto più schifo della fantasia.
L’Anima Fatta con lo Stampino: Il Trionfo della Mediocrità Procedurale
Il pericolo più grande dell’IA generativa è che diventi una scusa per non avere idee. Per ogni mondo vivo e pulsante, avremo cento mondi procedurali vastissimi, ma vuoti come il cervello di un influencer.
Centinaia di ore di dialoghi generati artificialmente, ma piatti, privi di stile, di emozione. Missioni infinite, ma tutte uguali, tutte prive di un disegno intelligente. L’industria sta già usando l’IA non per aumentare la qualità, ma per aumentare la quantità a basso costo.
Stanno riempiendo i giochi di “contenuti” come si riempie un tacchino di segatura: per farlo sembrare più grosso. Il risultato è un’ondata di giochi-Frankenstein, assemblati con pezzi di mediocrità, senz’anima, senza un’impronta d’autore. Giochi che non sono stati creati, ma vomitati da un algoritmo.
E Intanto, in Italia: La Grande Offesa della Mancata Traduzione
E qui, signori, tocchiamo il fondo del barile dell’arroganza, il punto in cui la distruzione diventa necessaria. Siamo nel 2025. Abbiamo intelligenze artificiali capaci di generare un dialogo unico per ogni abitante di un villaggio fantasy. E, allo stesso tempo, continuiamo a vedere giochi, anche di grosso calibro, uscire senza nemmeno una traduzione dei testi in italiano.
Non parlo di doppiaggio, un processo costoso e complesso. Non parlo di localizzazione, che adatta i contenuti alla cultura locale. Parlo della base, del minimo sindacale, della traduzione dei menù e dei sottotitoli.
Questa non è una svista. È un insulto. È la dichiarazione palese che per questi studi, il mercato italiano vale meno di zero. Hanno a disposizione tecnologie che potrebbero tradurre l’intero copione di un gioco in pochi minuti, con una qualità “grezza” che richiederebbe poi solo un lavoro di revisione umana. Ma non lo fanno. Non fanno nemmeno quello.
Preferiscono usare l’IA per creare l’ennesima foresta di alberi tutti uguali, piuttosto che investire una frazione di quel tempo e di quel budget per rendere il loro prodotto accessibile a decine di milioni di persone. È la dimostrazione più lampante di come l’IA venga usata come strumento di pigrizia e non di inclusione. Hanno un’astronave intergalattica a disposizione, e la usano per andare a comprare il pane all’angolo, lamentandosi che la strada è troppo lunga per andare a piedi. È una vergogna.
La conclusione è amara. L’IA è uno specchio. Riflette e amplifica la natura di chi la usa. Nelle mani di un visionario, può creare miracoli. Nelle mani di un’azienda pigra e arrogante, può solo generare insulti su scala industriale. E quell’800% non misura il progresso, misura solo la velocità con cui stiamo correndo in entrambe le direzioni.
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