
Tenetevi forte, perché la notizia del giorno è una di quelle che verranno celebrate come una “svolta epocale”. È stato finalmente creato un codice ATECO per influencer e content creator. Applausi, lacrime di gioia, articoli trionfali.
Lo Stato riconosce la dignità di una nuova professione. Che bello. Peccato che, dietro questa mano sulla spalla, si nasconda il freddo abbraccio del fisco e una dose di ipocrisia così potente da essere quasi radioattiva. Non è una vittoria, è l’inizio della fine della libertà. È il momento in cui il Far West, caotico ma vivo, viene raggiunto dallo sceriffo, che non è qui per portare giustizia, ma solo per riscuotere le tasse.
La Fine della Prateria: Benvenuti nel Recinto Burocratico
Il fascino della Creator Economy, ammettiamolo, era anche la sua anarchia. Un territorio selvaggio dove il talento, l’intuizione e la capacità di creare una community erano le uniche leggi che contavano.
Era difficile, era spietato, ma era libero. Quel mondo è ufficialmente morto ieri. L’introduzione di un codice ATECO è il primo passo per trasformare questa prateria sconfinata in un ordinato, triste, recinto per animali da reddito.
Preparatevi a un’ondata di burocrazia, a regole scritte da chi non ha la minima idea di cosa significhi creare contenuti, a commercialisti che alzano le mani e a un labirinto di obblighi che dreneranno tempo, energia e, soprattutto, creatività. Lo Stato non ha “riconosciuto” una professione; ha semplicemente trovato un nuovo giacimento da cui estrarre risorse.
Il Codice della Vergogna: Quando Vendere l’Anima è più Nobile che Vendere il Corpo
E qui tocchiamo il vertice del capolavoro. Lo Stato italiano, nella sua infinita saggezza, si affretta a regolarizzare e tassare chi vende la propria immagine, la propria “autenticità” (risate), le proprie opinioni e il proprio tempo per convincere la gente a comprare prodotti.
Un lavoro basato sull’esposizione di sé. Nobilissimo, ora ha un codice. Allo stesso tempo, però, decine di migliaia di prostitute, che vendono un servizio personale e che esistono da quando esiste il mondo, restano in un limbo legale, senza tutele, senza diritti, senza un codice.
È un’ipocrisia monumentale. Significa che per lo Stato italiano, vendere la propria anima alle multinazionali è un lavoro degno di riconoscimento. Vendere il proprio corpo, invece, deve rimanere nell’ombra. La morale è chiara: non si tratta di dignità o di diritti, si tratta solo di ciò che è facile e conveniente tassare.
La Dignità non si Trova all’Agenzia delle Entrate
Non cascate nella trappola narrativa che “un codice ATECO dà dignità”. È una bugia. La dignità di un creator non arriva da un numero assegnato da un burocrate, ma dalla qualità del suo lavoro, dal rispetto della sua community e dalla sua capacità di essere indipendente.
Questo codice non aggiunge un grammo di dignità; aggiunge solo un quintale di obblighi. È un’etichetta, un modo per schedare, per controllare, per rendere più semplice il prelievo fiscale. È il sistema che dice: “Ok, ti abbiamo inquadrato. Ora non scappi più”.
La festa è finita. La Creator Economy è stata ufficialmente scoperta dal sistema, e il sistema fa sempre quello che sa fare meglio: normalizzare, complicare e tassare. Benvenuti nel mondo reale, cari creator. Speravate di essere liberi, ma siete solo diventati dei contribuenti più facili da identificare. Ovviamente arriveranno gli studi di settori. Grosse risate.
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