
Leggo la notizia e sorrido. I colossi della tecnologia stanno investendo 500 miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale. Non 500 milioni. 500 MILIARDI. E mentre il mondo del capitale, della strategia e dell’innovazione sta facendo la più grande scommessa della storia dell’umanità, io sento ancora delle voci. Voci flebili, che arrivano da un’altra epoca.
Voci che dicono: “Ma è solo una moda”, “È una bolla che scoppierà”, “Non cambierà nulla di concreto”. Ascolto queste voci e vengo travolto da un’ondata di nostalgia. Chiudo gli occhi e mi sembra di essere tornato nel 1995, quando le stesse, identiche, parole venivano usate per descrivere un’altra “moda passeggera”: internet. Questo articolo non è per chi ha capito. È per voi, dinosauri dal pensiero lento. È l’ultima chiamata prima dell’estinzione.
500 Miliardi di Motivi per cui la Vostra Opinione non Conta Niente
Mettiamo subito le cose in chiaro. La fase del “dibattito” sull’intelligenza artificiale è finita. È terminata. Non esiste più. Non siamo più nella fase del “se“, ma solo nella fase del “come” e del “quanto velocemente“.
Quando le più grandi aziende del pianeta decidono all’unisono di spostare una cifra pari al PIL di una nazione sviluppata su una singola tecnologia, non stanno facendo una scommessa.
Stanno annunciando il nuovo standard operativo del mondo. Stanno costruendo le fondamenta della prossima civiltà.
E voi, con la vostra opinione formata leggendo i commenti su Facebook, pensate davvero di aver capito qualcosa che loro non hanno visto? La vostra scetticismo non è pensiero critico, è arroganza allo stato puro. È la presunzione di un uomo con l’ombrello che cerca di spiegare al mare che non dovrebbe alzarsi in tempesta.
L’Eco del 1995: “Internet è solo un gioco, non prenderà mai piede”
Il parallelismo è così perfetto da essere quasi doloroso. Sostituite la parola “Internet” con “IA” e le frasi sono le stesse. Nel 1995 dicevano: “Internet serve solo ai nerd per mandarsi le email”. Oggi dicono: “L’IA serve solo a fare i disegnini e a barare con i compiti“.
Nel 1995 dicevano: “Non andrò mai a comprare un libro online, vuoi mettere il rapporto con il mio libraio?”. Ricordate chi rideva di Amazon? Oggi, probabilmente, ci comprano la carta igienica in offerta.
Nel 1995 dicevano: “Le aziende non avranno mai bisogno di un sito web, è una spesa inutile”. Oggi, le aziende che non hanno capito l’IA sono quelle che stanno preparando il loro stesso necrologio. State ripetendo a pappagallo gli stessi errori, la stessa identica miopia che ha portato interi settori a essere spazzati via. Siete la reincarnazione di chi, vedendo la prima automobile, si lamentava del rumore e dell’odore, magnificando le doti del suo cavallo. Complimenti.
L’Analfabeta del Futuro: Chi è e Perché, Probabilmente, Sei Tu
C’è una famosa citazione che dice che “l’analfabeta del futuro non sarà colui che non sa leggere, ma colui che non sa imparare, disimparare e reimparare”.
Eccovi serviti. Rifiutarsi di capire e usare l’intelligenza artificiale oggi non è una presa di posizione ideologica, è un atto di auto-marginalizzazione. È come se nel 1900 un impiegato si fosse rifiutato di usare la macchina da scrivere perché “la calligrafia è più umana”. È una scelta che vi condanna all’irrilevanza. E la cosa peggiore è che ammantate questa pigrizia intellettuale di finto scetticismo, quando in realtà è solo paura. Paura di non capire, paura di dover studiare, paura di dover mettere in discussione il vostro piccolo, comodo, mondo.
La rivoluzione dell’IA non vi chiederà il permesso. Non busserà alla porta. È uno tsunami che sta già montando all’orizzonte. E non gli importerà nulla se voi “ci credete” o no. Travolgerà interi modelli di business, professioni, modi di vivere. E chiunque si troverà sulla spiaggia a discutere se l’onda sia davvero così alta, verrà semplicemente cancellato.
La scelta non è più se partecipare o no. La scelta è tra imparare a costruire una barca o imparare a nuotare molto, molto velocemente. O, più semplicemente, annegare. A voi la scelta. Ma fatela in fretta. Il tempo sta per scadere.
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